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COSA E’ IL MADE IN ITALY

 

Il blocco di marmo da dieci tonnellate ingombrava la piazza di Santa Maria del Fiore a Firenze oramai da qualche anno, l’abbozzata figura facevano fatica ad emergere da quella massa enorme.

Più della dimensione, di quel marmo, spaventava la scarsa qualità della sua consistenza, porosa e delicata.

Un giovane artista di 21 anni accettò l’incarico di scolpire in quel fragile marmo rifiutato dai più noti scultori dell’epoca.

Il nome dello scultore era Michelangelo Buonarroti e la scultura si chiamerà ” Il David”.

Dopo più di 500 anni, nata da un marmo scadente, la statua è riconosciuta come uno dei capolavori della scultura mondiale.

Caricando le oltre 5 tonnellate di peso su una sola gamba, la parte solida della roccia, la statua ha retto il suo peso, creando il paradigma di quello che definirà il concetto stesso di Made in Italy. 

Se volessimo definire un punto di partenza, per quello che sarà la pietra angolare di una Nazione, potremmo affermare che nella Firenze rinascimentale del 1500 si ponevano  le fondamenta linguistiche, di pensiero e culturali, di un Paese ancora da venire.

Nasceva un’identità culturale attorno alla capacità di innovare e di trasformare la materia grezza in arte, ribaltando il concetto di difficoltà, trasformandola grazie all’ingegno personale, in unicità.

Lo spirito, di una futura Nazione germogliava  nell’idea di artigiani e letterati,  che grazie al proprio ingegno, rivoluzionarono ed inventarono la modernità.

Se si comprende la genesi di questo processo, risulta molo chiaro  come l’imprenditoria italiana sia costellata di migliaia di imprese di successo, grandi e piccole, che si fondano sulla capacità personale del singolo. Grazie alla propria inventiva e capacità, migliaia di imprenditori ed artigiani sono riusciti a costruire aziende affermate in tutto il mondo. Questo senza un tessuto imprenditoriale ed una fitta rete di relazioni che permettesse lo sviluppo della cultura industriale di stampo anglosassone.

Così all’incapacità di fare sistema ed ad una politica industriale di corto raggio, si è sempre contrapposta la capacità italica di sviluppare idee originali e vincenti. La società italiana si è sviluppata dopo il crollo dell’impero Romano in  migliaia di feudi e casate che hanno cercato di proteggere il proprio ricco patrimonio culturale e geografico.  Diversamente in altri Paesi, l’esigenza di espansione spinta dalla necessità di ricercare nuove risorse, hanno prodotto un’organizzazione sociale che favorisse l’attrazione di manodopera e un organizzazione  di larga scala che permettesse sotto il simbolo di una sola bandiera di espandersi e prosperare. Mentre in  Italia si mirava alla costruzione di Città Stato,  nel mondo si cercava di costituire delle Nazioni sotto l’egida di principi e valori aggreganti.  

Un aspetto altrettanto importante per comprendere la modalità di costituzione dell’impresa in Italia, oltre alla biodiversità unica sul pianeta, è rappresentato dalla straordinaria storia culturale di un Paese che ha saputo costruire  le radici della civiltà, del pensiero, dell’arte, del bello, che hanno determinato la crescita dell’umanità.

Rispetto ad altre Nazioni dove il futuro rappresentava la frontiera, l’Italia ha nel passato delle radici così forti da permettere un minore slancio verso le nuove frontiere. Questo ha rappresentato il vero limite dell’ultima frontiera di oggi, dove la tecnologia rappresenta il paradigma del presente e lo sarà sempre di più nel futuro.

Se l’algoritmo sostituisce la cultura, l’Italia potrebbe essere un Paese morente. Questo non vero se si crede che  la tecnologia sia solo il mezzo e non il fine! 

Questo concetto sembrerebbe astratto e di difficile comprensione se non venisse a supporto una storia, una tra mille,  di successo del Made in Italy

Era il 1976 all’altro capo del mondo il più famoso regista del momento Francis Ford Coppola, dopo il successo planetario del ” Il Padrino”, chiedeva ad un direttore della fotografia Italiano Vittorio Storaro di aiutarlo a realizzare quello che sarebbe stato il suo capolavoro. Da questa unione nacque Apocalypse Now, un film che racconta il viaggio interiore di un uomo,  che della guerra usa solo  solo il pretesto, per raccontare una storia più umana ed universale. Coppola dovette convincere Storaro che era impreparato ad affrontare un film di spettacolarizzazione della guerra, che il racconto che voleva portare in luce era quello interiore. Il viaggio di un uomo, che attraversa i vari gironi dell’Inferno e del Purgatorio per arrivare al tanto agognato Paradiso, ripercorrendo il viaggio Dantesco della Divina Commedia. Il timore di affrontare la titanica organizzazione del cinema americano, una macchina gigantesca e perfetta impauriva il giovane Vittorio Storaro.
Ma quando convinto nell’impresa ha affrontano il lavoro ha vinto l’Oscar dominando ed innovando proprio sotto l’aspetto tecnologico. Rappresentando un’ importante slancio in avanti per quello che sarà la comunicazione visiva ed il codice estetico degli anni ottanta.
Questo è stato possibile perché le fondamenta culturali e narrative da cui Storaro partiva erano gigantesche rispetto ai tecnologici direttori della fotografia di Hollywood. Storaro ha usato la tecnologia come mezzo per raccontare la storia non ne ha fatto il fine per rappresentare uno spettacolo. Nel viaggio Americano intrapreso da questa storia, si scoprirà come il neorealismo Italiano era fonte di profonda ispirazione per gli scrittori, regista ed artisti dell’epoca. Questa onda lunga arriva ai giorni d’oggi e il rispetto, per l’eccellenza Italiana echeggia ancora nel mondo.

Quando ho incontrato il responsabile marketing di Hasselbald per mostrare i miei lavoro dopo la vincita di un premio internazionale, lui mi ha raccontato la sua recente esperienza a New-York dove ha assistito ad uno scatto pubblicitario per Coca-Cola erano impegnate ben 18 professionalità distinte per la realizzazione di una singola fotografia pubblicitaria. Quindi si mostrava molto poco interessato ai lavori di questo genere, diversamente rimase affascinato dallo scatto che rappresentava una ballerina realizzato con una forchetta ed un pezzo di tulle. Quell’immagine era difficile da concepire per un anglosassone, che cerca nella complessità la rappresentazione del mondo, e che diversamente rimane disarmato dalla rappresentazione della complessità attraverso il metodo di sottrazione. La  semplicità come espressione della sintesi concettuale, come antitesi della banalità, come forma più pura di identità! Per questo mi venne chiesto di raccontare in forma di calendario   in 12 scatti, la storia di quella ballerina, attraverso lo stesso metodo che aveva lui stesso definito “Italian Style”.  The Kitchen Odyssey

 

Questa forma di  analisi ed espressione rappresenta il Made in Italy nella comunicazione!  Da quel momento in poi la mia mission è stata, più chiara quella di concentrarsi sul valore che il Made in Italy esprime e cercare con ogni  sforzo di farlo emergere  attraverso il mio lavoro. Ideando uno scatto pubblicitario o una creatività, studiando un progetto di  branding o realizzando contenuti il mio ruolo è quello di attribuire valore al valore di imprenditori, che esprimono con il loro impegno quel Made in Italy che il mondo ci invidia. Unica alternativa alla globalizzazione. 

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