Il calcestruzzo americano
Ogni civiltà lascia un materiale come firma. La pietra delle piramidi, il mattone di Roma, il ferro dell’industria. Non è una questione di colpa: è una questione di sostanza — di cosa, materialmente, una nazione è fatta.
La materia degli Stati Uniti è il proiettile.
È il materiale della fondazione: le colonie si staccano da Londra con le armi. È il materiale dell’espansione: il territorio viene conquistato, e i suoi abitanti sterminati, con le armi. È il materiale dell’ordine: prima ancora dello Stato, sulla frontiera le comunità si organizzano e si difendono con le armi. È il materiale dell’egemonia: il primato sul mondo si tiene con le armi.
Quattro momenti, un solo mattone. La permanenza è il dato: non un episodio, non una deviazione, ma la stessa materia dalla nascita a oggi.
Quest’immagine non rappresenta gli Stati Uniti: li ricostruisce con la loro materia prima. Dove ci si aspetta un territorio, una bandiera, un popolo, ci sono proiettili. La forma resta riconoscibile; cambia soltanto ciò di cui è fatta. E ciò di cui è fatta è ciò che la tiene insieme.
Il proiettile non è la colpa della nazione: ne è il calcestruzzo. Chi guarda e sente una denuncia la sta aggiungendo. L’immagine non dice se sia un bene o un male. Dice di cosa è fatta la cosa.
